Triestina - Udinese, 8 febbraio 1984,
all'inizio della partita fermi del tutto ingiustificati di alcuni ragazzi che stavano in campo per spegnere uno striscione che stava prendendo fuoco: al termine della partita all'esterno della curva nord,
quella degli Ultras Trieste,
viene preso e colpito a morte da allievi agenti di polizia
Stefano Furlan.
Non stava facendo niente di male, non c'era nessun incidente o scontro in corso, stava andando a prendere la sua auto per tornare a casa. Morirà il primo marzo, era entrato in coma il 9 febbraio. Uno solo degli allievi in questione sarà condannato ad una pena irrisoria, continuando così in tutta tranquillità la sua carriera in polizia.
Il proseguimento delle indagini e la condanna si devono esclusivamente alla caparbietà di Renata Furlan, la mamma di Stefano, che per arrivare fino in fondo è andata contro alle minacce ed alle pressioni che gli venivano fatte, così come rifiutò una proposta di " risarcimento " da parte delle istituzioni per chiudere il caso.
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