domenica 17 maggio 2026

Skins Inter in trasferta



MODENA : RIFLESSIONI di Roberto Borra

 

A Modena, un italiano di seconda generazione, quindi un africano, ha falciato decine di persone e poi ne ha accoltellata un'altra durante la fuga. 

Questo crimine è precisa responsabilità di chiunque sia contro la remigrazione e in difesa del multiculturalismo...

Chi è contrario alla remigrazione non ha più diritto di parola...

Stanno morendo troppe persone...

Ma la sinistra dice di "non trarre conclusioni affrettate"...Per il sindaco di Modena è presto per fare supposizioni...

Sono passate poche ore da un attentato gravissimo e già c’è chi cerca di giustificarlo parlando di bullismo.

Abbiamo perso il senso della realtà.

Non esistono gli italiani di seconda generazione. 

Esistono i nordafricani che vivono in Italia. 

A me di tutta questa situazione che è successa a Modena sapete cosa mi fa rabbia? 

Che abbiamo al governo da 4 anni QUATTRO quacquaracquà che parlano parlano e non concludono un cazzo. 

Tutti bravi a parlare ora, quando si tratta di tirare fuori i coglioni invece tutti zitti.

Era altamente probabile che, prima o poi, qualcosa di questo tipo, sarebbe successa anche da noi.

Se non si comincia a dare una efficace limitata a questa percezione di impunità, spadroneggiante in Italia, andrà sempre peggio...

Roberto Borra

venerdì 15 maggio 2026

Atalanta - Verona, 1984/85. Il Verona è matematicamente Campione d'Italia - 8 foto -

 
























Verona - Avellino, festa scudetto 1984/85



Massese, 1988/89

 


12 maggio 1974 la Lazio è per la prima volta Campione d'Italia



Bologna - Inter, 1989/90

 


Como - Varese, Coppa Italia 1991/92



Skins Inter

 


Mods Bologna

 


Granata Korps a Bergamo

 


E FESTA SIA ! A TRIESTE, @INFO A BREVE

 


FESTA - PRESENTAZIONE A TRIESTE
 @INFO A BREVE

Le nuove magliette fatte per il secondo anno dell'uscita del libro La Migliore Gioventù

lunedì 11 maggio 2026

Ultras Trieste a Bologna, 1987/88

 


VEDREMO STAVOLTA QUANTI CRETINI ABBOCCANO

 



Lazio

 


Juventus - Verona, metà anni '80

 


TRIESTE 19 MAGGIO - IN RICORDO DI ALMERIGO GRILZ - SEGNA LA DATA

 


WALTER SPEDICATO, PRESENTE !



 "Uomo di cuore, uomo di troppo cuore, venne colto da una rara malattia che dilata le arterie. ...Gli infermieri ci dissero che spirò mentre raccontava una barzelletta.

Grecoromano fino all’ultimo…."

QUELLA "GIUSTIZIA" CHE TI VUOL PUNIRE PER SEMPRE di Roberto Borra

 


“LO STATO CHE PREDICA RIEDUCAZIONE E PRATICA ACCANIMENTO....RIEDUCATO, RECUPERATO… MA DA PUNIRE PER SEMPRE....LA FUNZIONE RIEDUCATIVA? UNA MENZOGNA DI STATO.”

Accade che un uomo detenuto da oltre quarant’anni, ormai anziano, laureato, dissociato dalla violenza politica, impegnato nel sociale e giudicato idoneo alla semilibertà, venga ricacciato dentro una gabbia per una pena accessoria “dimenticata” dallo Stato per più di trent’anni.
E allora la domanda è semplice:
la giustizia serve a recuperare un uomo o a distruggerlo lentamente fino alla fine?
Perché il caso di Gilberto Cavallini non riguarda solo lui.
Riguarda centinaia di detenuti lasciati marcire nell’indifferenza generale, uomini che hanno già pagato oltre ogni misura, sepolti vivi da burocrazia, vendetta ideologica e ipocrisia politica.
Lo Stato pretende di insegnare legalità, ma è lo stesso Stato che si “ricorda” dopo 35 anni di una pena mai eseguita. 
E il prezzo di questo fallimento amministrativo lo deve pagare un uomo di oltre settant’anni.
Questa non è giustizia.
È accanimento.
Se davvero la pena deve avere una funzione rieducativa, allora bisogna avere il coraggio di ammettere che esiste un momento in cui la vendetta deve finire.
Altrimenti l’articolo 27 della Costituzione diventa carta straccia buona solo per i convegni e i talk show.

Un Paese civile si vede da come tratta anche i suoi detenuti.
E oggi l’Italia, su questo, sta mostrando il volto peggiore di sé.

(Roberto Borra)

martedì 5 maggio 2026

GIORGIO VALE, PRESENTE !

 


Roma, 22 ottobre 1962 – Roma, 5 maggio 1982


LA VICENDA CHE RIGUARDA GIORGIO VALE E' AMMONITRICE : UNA MORTE FATTA PASSARE PER SUICIDIO DOPO AVERLO PESANTEMENTE ACCUSATO PER L’ ESPLOSIVO SUL TRENO TARANTO-MILANO.
CI RIFERIAMO ALLA FALSA INFORMAZIONE CON CUI LO SI ACCUSAVA DELL’ ACQUISTO DEI BIGLIETTI D’AEREO IN RELAZIONE AL TRASPORTO DELL’ ESPLOSIVO RINVENUTO IL 13/01/1981 A BOLOGNA SUL RAPIDO TARANTO-MILANO (GIA’ DAL 1 0/10/1980 C’ E’ UN RAPPORTO DEI CARABINIERI CON IL NOME DI VALE).
VALE ERA STATO COINVOLTO DAL GEN. MUSUMECI PER UN COMPLESSO SOVVERSIVO COMPOSTO DI ALTO-ATESINI, IL FANE FRANCESE E IL GRUPPO HOFFMANN, ACCUSATI DI SOVVERTIRE LO STATO PER SALVARE GLI ADERENTI DI “TERZA POSIZIONE”.

LA VERITA’ VERRA’ A GALLA CON LO SCANDALO DELLA P2, LA CADUTA DI MUSUMECI E, SOPRATTUTTO, CON L’ INTERROGATORIO DEL MARESCIALLO SANAPO CHE SBUGIARDERA’ BELMONTE.
NEL PERIODO IN CUI LA POLIZIA FARA’ IRRUZIONE DOVE ERA LATITANTE VALE, IL GENITORE SI STAVA OPERANDO PER FAR COSTITUIRE IL FIGLIO. ERANO IN CORSO INTESE PRECISE CON LA POLIZIA ED I SERVIZI.
MA IL 5 MAGGIO LA POLIZIA IRROMPE NELL’ APPARTAMENTO. VALE VIENE FREDDATO. FURONO USATE 4 MITRAGLIETTE E 4 PISTOLE AD UNA DELLE QUALI SCOPPIO’ LA CANNA. FURONO SPARATI 140 COLPI.
VALE RISULTERA’ COLPITO CON UN SOLO COLPO ALLA TEMPIA SINISTRA.
LA POLIZIA PARLERA’ DI CONFLITTO A FUOCO, COME RIBADIRA’ PARISI IN UNA SUA DEPOSIZIONE.
LA SERA STESSA DEL 5 MAGGIO FU DIFFUSA LA NOTIZIA DEL SUICIDIO.
UN FATTO E’ CERTO. IL PERITO NOMINATO DAI GENITORI DELL’ UCCISO RILEVO’ CHE SULLE MANI DEL VALE NONN C’ ERANO TRACCE DI POLVERE DA SPARA.
STRANA MORTE DI UN GIOVANE SORPRESO SOLO IN CASA. ANCOR PIU’ SE SI PENSA CHE LA POLIZIA NON DOVETTE IRROMPERE VIOLENTEMENTE, SFONDANDO LA PORTA, MA UTILIZZO’ LE CHIAVI PRESE AL TITOLARE DELL’ APPARTAMENTO CHE ERA STATO FERMATO IN PRECEDENZA.
UNA RIFLESSIONE E’ D’ OBBLIGO. NEL TENTATIVO DI UCCISIONE DI BRAGAGLIA E NELL’ UCCISIONE DI VALE SI PUO’ TROVARE UNA CHIAVE DI LETTURA DI TUTTO IL PROCESSO PER LA STRAGE DI BOLOGNA E DEL MODO CON IL QUALE SI E’ TENTATO DI CONDIZIONARE QUESTO PROCESSO.

DAL LIBRO: “ UN MECCANISMO DIABOLICO”
EDIZIONI PUBLICONDOR

Giorgio Vale (NAR) morì il 5 maggio 1982 durante un'irruzione delle forze dell'ordine nell'appartamento in cui si era asserragliato, mentre erano in corso trattative da parte della famiglia e del suo avvocato per farlo costituire. La morte di Vale avvenne in circostanze misteriose: nell'appartamento nel quale si trovava furono sparati centinaia di colpi da parte dei poliziotti, e a tutt'oggi non si sa bene come sia morto.

Per i militanti fascisti gli anni ’70 e ’80 non furono facili. Rappresentare quell’ideale voleva dire resistere alle azioni delinquenziali dei servi (rossi) del nemico russo, aiutati dagli uomini in divisa, servitori (per uno stipendio di fame) della “democrazia” capitalistica.In quegli anni erano moltissimi i giovani che non aveva accettato di rappresentare quello che ritenevano il partito, del fascismo “in doppio petto” del M.S.I. e quello colluso con i servizi deviati.

Furono le loro azioni a bilanciare la lotta che sembrava impari. Grazie a loro, oggi altri giovani possono predicare il valore politico e sociale, che fu, del fascismo.

Tra questi c’è, il giovane camerata, Giorgio Vale, resistente, prima nell’organizzazione culturale “Terza Posizione”, dove veniva stupidamente sbeffeggiato perché di pelle scura, ed inseguito nella organizzazione extraparlamentare dei NAR, furono tante le azioni politiche e dimostrative che lo videro impegnato, fin quando la mattina del 5 maggio 1982, i funzionari di polizia Umberto Improta e Salvatore Genova, “due servi del sistema” si recano ad - Appio Latino - in via Decio Mure, sotto l’abitazione in cui dormiva da latitante (erano in corso delle trattative da parte della famiglia e degli avvocati per farlo costituire) Giorgio Vale, fermano Luigi Sortino, l’affittuario della casa, si fanno dare da lui le chiavi e sorprendono nel sonno Giorgio che – secondo una versione ritenuta reale nell’ambienti fascista e certamente plausibile - anziché essere ammanettato viene giustiziato sul posto con un colpo alla testa.

La versione dei “servi” parla di suicidio per essersi sentito braccato.

5 maggio 1982. Un colpo di pistola alla tempia uccide Giorgio Vale sorpreso da un’irruzione della polizia in un appartamento di via Decio Mure al Quadraro.

L’affittuario dell’appartamento era Luigi Sortino, una volta militante di Avanguardia nazionale, già arrestato nel 1977 perché a casa sua era stata trovata una valigia con documenti di Stefano Delle Chiaie, affittuario del covo romano di via Decio Mure ((angolo Via Lucio Mario Perpetuo)in cui dormiva Giorgio Vale, già di Terza posizione, passato ai NAR di Valerio Fioravanti.

Sciortino era stato fermato sotto quell’abitazione la mattina del 5 maggio 1982. I funzionari di polizia Umberto Improta e Salvatore Genova (che sarà poi processato per le torture inferte ai brigatisi rossi che avevano rapito il generale americano James Lee Dozier) si fanno dare da lui le chiavi e sorprendono nel sonno Vale che – secondo una versione ritenuta reale negli ambienti dell’estrema destra e certamente plausibile - anziché essere ammanettato, così la versione dei suoi familiari e camerati, viene giustiziato sul posto con un colpo di pistola alla testa. .

Quando la Magistratura romana, nel settembre 1980, ordinò un blitz contro Terza Posizione e la conseguente fuga dei principali dirigenti all’estero, Giorgio Vale, detto “Il Drake”, nato politicamente in "Lotta Studentesca" e non ancora maggiorenne, divenne il responsabile carismatico del gruppo. Mulatto (nonna eritrea), capelli neri crespi e carnagione olivastra, seppe subito calarsi nel contesto della destra radicale degli anni settanta e ottanta. Nel giro di due anni, l’organizzazione raggiunse circa duecento militanti a Roma e un numero consistente anche in altre città d’Italia. Affascinato dalla figura di Valerio Fioravanti, leader incontrastato dei Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar) nati nel quartiere di Trieste a Roma, Giorgio Vale, non esitò ad abbracciare il movimento armato. Protagonista di numerose attività politiche ma anche di rapine e aggressioni portarono la Magistratura ad emettere un ordine di cattura nei suoi confronti. Giorgio, latitante, si rifugiò in un appartamento nel quartiere Quadraro in via Decio Mure. Mentre erano in corso le trattative da parte della famiglie e del suo avvocato per farlo costituire, la mattina del 5 maggio 1982, funzionari della Digos, fecero irruzione nell’abitazione colpendolo a morte. Subito si parlò di suicidio.

Infatti, nel comunicato ufficiale delle forze dell’ordine fu evidenziato che durante l’operazione, Vale, sentendosi braccato avrebbe deciso di mettere fine alla sua latitanza. In realtà, nell’appartamento furono ritrovati un centinaio di proiettili provenienti dalle armi in dotazione ai funzionari della Digos e le verifiche della Polizia Scientifica, con il guanto di paraffina, stabilirono che Giorgio Vale non aveva sparato.
Alcuni testimoni del posto, quella mattina la zona fu circondata da un centinaio di poliziotti e tiratori scelti, alcuni di questi si posizionarono sul muretto del Quadrato, dove danno le finestre del piano terra dove è posto l’appartamento. A fianco del cortiletto dell’appartamento, un’officina del meccanico, le saracinesche della bottega erano ancora chiuse. Fori dei proiettili sono ancora visibili nel 2011. I poliziotti iniziarono a sparare per avvisare che l’appartamento era circondato. Così raccontano gli operai dell’officina 

Opposta Fazione a Firenze, 1989/90

 



Padova, 2009/10



Ultras Trieste, 1990/91

 


Opposta Fazione a Bergamo, 1992/93

 


domenica 3 maggio 2026

ONORE E GLORIA A MARILENA GRILL

 

ONORE E GLORIA A MARILENA GRILL

E A TUTTE LE AUSILIARIE 

INFAMEMENTE UCCISE 

NELLE "radiose giornale" 

Torino, 2 maggio 1945

I partigiani della divisione “Giustizia e Libertà” proteggono l’incolumità dei componenti della famiglia Agnelli e di Vittorio Valletta, amministratore delegato Fiat.

In qualche casa della grande città, a casa di un israelita, si nasconde Giorgio Almirante, giornalista, capo dell’ufficio stampa del ministro della Cultura Popolare Fernando Mezzasoma, fucilato a Dongo da un plotone di esecuzione partigiano.

A casa, insieme ai genitori, è anche Marilena Grill, ausiliaria della Repubblica Sociale Italiana. Non si nasconde Marilena, non fugge, attende di conoscere il suo destino, all’interno della sua casa il cui indirizzo tutti conoscono.

I partigiani vengono a prenderla perché Marilena è fascista, deve morire. Ha sedici anni Marilena, nel viso bello ed innocente non compare la paura. Ai suoi carnefici chiede solo di poter indossare la sua divisa di ausiliaria, perché in divisa la sedicenne Marilena vuole morire. Le concedono di indossarla la divisa, i suoi carnefici, e la portano via per ucciderla poco dopo con un colpo di pistola in testa. Muore così, in divisa, la sedicenne Marilena Grill.

Un fiore reciso che l’acqua del Po si porta via insieme alla sua adolescenza, ai suoi sogni, ai suoi ideali, all’Italia nella quale aveva creduto fino a donarle la sua giovanissima esistenza. Un fiore reciso, come tanti altri, nei giorni del sangue e della viltà, destinato all’oblio che i vincitori riservano ai vinti.

E invece, no!

Hanno sbagliato ancora, i vincitori. La storia ha relegato nell’oblio e nell’oscurità i suoi carnefici, non lei. Marilena ancora vive.

Vive nel nostro ricordo, insieme a tutti gli altri caduti come lei sul campo dell’onore, con la sua adolescenza, il suo viso bello ed innocente, la sua dignità ed il suo coraggio, i suoi sogni ed i suoi ideali.

Perché è da Marilena che riprendiamo a scrivere la nostra storia. E’ con Marilena che continuiamo la sua e la nostra battaglia.

E’ da questa sedicenne che, dopo decenni di menzogne e di oscurità, riprende la battaglia contro il capitalismo e la borghesia oggi trionfanti.

E con Marilena, che volle morire in divisa, che rialziamo la bandiera dell’anticapitalismo che fu del fascismo, di quel fascismo sognato dalla camerata di sedici anni, così lontano da quel neofascismo che il coniglio Almirante, mai processato dagli antifascisti, mai ricercato dai partigiani, si vanterà di aver fondato, dopo esser uscito dalla ebraica tana nella quale si era rifugiato.

Nei campi della storia i fiori sbocciano per non appassire mai, Marilena, per questa ragione sei ancora con noi, a vivere e combattere con noi.

Opera, 25 aprile 2007

19 Maggio 1974, SILVIO FERRARI PRESENTE !

Nel Necrologio leggete le iniziali dei nomi scorrendo dall' alto verso il basso CAMERATA SILVIO PRESENTE VISITA IL SITO   https://www.fe...