𝑳𝑬 𝑷𝑬𝑹𝑳𝑬 𝑫𝑬𝑳 𝑩𝑹𝑬𝑺𝑺𝑶
Non ho mai avuto particolare interesse per il cantante Vasco Rossi: tolti i primissimi lavori sicuramente apprezzabili, è poi stato uno stanco susseguirsi della stessa minestra riscaldata, tanto ormai la sua numerosa “fan base” se l’era costruita. Ma questo è il mio parere musicale che può anche non essere condiviso, sia chiaro.
Sull’uomo invece ci sarebbe tanto da dire perché rappresenta una perfetta metafora della parabola discendente della sinistra italiana nel corso dei decenni. Vasco si è sempre definito di sinistra, ma abbastanza blandamente: mai schieratosi in prima fila, ma anzi più che altro attento a dare di sé l’immagine del “rocker maledetto”, tutto alcol e droghe (e secondo me era una posa, più che una reale voglia di autodistruzione alla Sid Vicious, tanto che a differenza di quest’ultimo Vasco, buon per lui, è ancora tra noi!).
Negli ultimi anni il colpo di teatro: durante il Covid è in prima linea per difendere ogni attacco alle libertà personali. Eccolo quindi fieramente in mascherina a spiegarci perché ci dobbiamo fare tutti il vaccino ed ottenere così il tanto sospirato Green Pass. Ma è di pochi giorni fa la nuova mirabolante sparata: nel ricordare il defunto padre ci comunica che i “nazifascisti” sono tornati in Italia! E a chi si riferiva se non al Governo Meloni?
Dai su Vasco, lo sappiamo che non ci credi nemmeno tu! Goditi i tuoi soldi, la tua famiglia e fai pure anche dei concerti che tanto la gente ci viene comunque… ma il ruolo del folgorato sulla via del PD è troppo imbarazzante.

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