Lettera aperta a Salvatore Borsellino
Buongiorno Signor Salvatore Borsellino,
abbiamo letto le sue recenti affermazioni in relazione alla vicenda Ranucci/Delle Chiaie e le scriviamo per rispetto alla memoria di suo fratello, Paolo Borsellino, da noi considerato un eroe insieme a Giovanni Falcone. Precisiamo subito che, se suo fratello fu una grande persona di onestà intellettuale e di coraggio, non è detto che lei gli assomigli solo perché è suo fratello.
Come le è difficile immaginare, la nostra parte politica è nemica della mafia poiché la consideriamo una delle espressioni dello Stato borghese, oggi anche definito Casta.
Noi siamo sempre stati dall’altra parte e, se ricorda, la mafia tornò in Sicilia insieme ai vostri amici americani, insieme al vostro amato sistema politico che ha ristabilito la vostra Casta. Un sistema dove gli appalti vengono assegnati con la prepotenza e la violenza dei picciotti, come ben aveva capito il suo grande fratello.
Invece, lei ci sembra che abbia le idee un po’ confuse e allora vorremo sollevarle qualche dubbio.
Non sappiamo se lei faccia parte della Casta a pieno titolo e, eventualmente, a che livello si troverebbe tra i centomila oligarchi italiani che hanno contato i giornalisti Stella e Rizzo, però ha dimostrato molta vicinanza con quella oligarchia e quindi potrà facilmente avere accesso alle domande e alle osservazioni che le porremo.
Prima domanda: Ha controllato quanti appalti sono mai stati assegnati a Delle Chiaie o ai militanti di Avanguardia Nazionale? No, perché a noi non risulta che ne sia mai stato assegnato neanche uno e che invece siano finiti tutti nelle grinfie della sua amica Casta. Certo, come sempre accade, ogni tanto nella Casta si scannano per ottenere le parti migliori del bottino, ma poi il bottino finisce sempre a qualcuno di loro, amici dei picciotti e della P2 compresi.
Visto che la Casta dialoga ampiamente con magistrati e servizi segreti, per favore controlli la dignità di tutte le case dei nostri ex militanti e la confronti con le lussuose dimore della Casta, e noterà la differenza.
Signor Salvatore Borsellino, per cortesia, controlli se ai nostri militanti rivoluzionari, vissuti sempre e solo di ideali, sia mai stato assegnato uno dei 500 posti nelle società controllate dal vostro Stato. Abbiamo tra noi più di una persona valida nella gestione, ma nessuno si sporcherebbe le mani.
Controlli se qualcuno riceve o ha mai ricevuto una pensione fittizia o un reddito qualsiasi o una consulenza inventata. Controlli, lo chieda ai vostri servizi segreti.
Dopo questi controlli, si ponga la prima domanda: “Perché mai Delle Chiaie avrebbe dovuto assecondare la mafia nella sua prepotenza e nei suoi disegni criminali? Che ci guadagnava?”.
Vada a vedere come è vissuto Delle Chiaie e si vergogni, per qualche minuto, non pretendiamo per sempre.
Ma poi, scendiamo in qualche particolare. Il suo teste Lo Cicero dice che Delle Chiaie si sarebbe fatto portare sul luogo della strage di Capaci come se avesse dovuto organizzarla. Alla domanda su quanto ci avevano messo per effettuare lo scavo dove piazzare l’esplosivo, Lo Cicero risponde al magistrato: “Lo scavo già c’era”. Scusi ma che idiozia sarebbe mai questa? Lo Cicero dice che Delle Chiaie doveva organizzare l’attentato e invece tutto era già predisposto?
Ancora. Abbiamo tutti letto che, grazie all’intervento del Fbi, furono trovati e analizzati dei mozziconi di sigaretta lasciati nel posto dove fu azionato presumibilmente il telecomando, e ciò portò a identificare i mafiosi autori materiali della strage. Anche stavolta, tutti sicari della mafia. Ma allora, a che cavolo serviva Delle Chiaie?
Adesso veniamo alla sua lamentela circa l’audizione del procuratore De Luca “non secretata”, mentre, in altra parte del suo scritto, lei chiede di far conoscere tutti i colloqui investigativi che riguardavano Delle Chiaie. Ma scusi, da una parte lei si lamenta con De Luca perché non ha tenute segrete le sue conclusioni su quei colloqui perché favorevoli a Delle Chiaie e, dall’altra parte, chiede di dare la massima pubblicità a i colloqui dove ci sarebbe la prova contro Delle Chiaie. Come funziona? Se un punto è sfavorevole alla sua tesi va nascosto mentre se fosse favorevole andrebbe urlato ai quattro venti?
Invece, guardi un po’, a noi piace che tutto venga mostrato in trasparenza perché il segreto favorisce solo i suoi amici della Casta. Infatti, grazie all’ evidenza delle parole di Lo Cicero si capisce bene la contraddizione di mostrare uno scavo già effettuato a chi avrebbe dovuto indicare dove piazzare l’esplosivo.
Ma poi, visto che il primo riscontro oggettivo si è rivelato una fanfaluca, ci faccia sapere quali sono gli altri riscontri. Di chi sarebbe stata quella autovettura blu citata, come si trovava a Palermo il presunto autista di Delle Chiaie (guardi che questa di avere un autista è roba da Casta), in quale giorno sarebbe avvenuto il sopralluogo, etc.
Crollerebbe tutto come la faccenda dello scavo.
Una curiosità, lei pubblica il suo scritto a favore di Ranucci il 2 gennaio 2026, sapeva che Ranucci il 14 gennaio 2026 dovrà spiegare in un tribunale civile sulle sue accuse a Delle Chiaie? Glielo avevano detto?
Guardi che abbiamo avuto già delle situazioni da cinepanettone (virato al tragico) come questa. Delle Chiaie, Pagliai e Palladino, tutti militanti rivoluzionari, furono accusati da un certo Ciolini (ricevette 100 milioni) della strage di Bologna. Poi, ai primi riscontri oggettivi, tutto è crollato. Ciolini aveva detto che la base della strage era a San Giovanni in Persiceto in una fabbrica di cerniere. Non esisteva niente. Peccato che, grazie a quell’accusa, furono uccisi in un agguato sia Pagliai che Palladino. L’agguato di Pagliai fu organizzato dalla Cia e dal Sisde in Bolivia, e gli spararono alla nuca a bruciapelo. Palladino fu assassinato dai sicari del regime in carcere. Ovviamente Delle Chiaie, Palladino e Pagliai risultarono totalmente estranei alla strage, grazie al fatto che Delle Chiaie si poté difendere, nel piano doveva morire come gli altri due.
Niente segreti per noi Signor Salvatore Borsellino. Anzi, viste le sue amicizie nell’oligarchia, ci procuri la sessanta pagine di documenti ancora secretati sull’indagine per l’agguato a Pagliai avviata su denuncia del padre e mai esibita.
Già che c’è, ci faccia avere le pagine mancanti, dopo la 109, del documento pubblicato dal Sisde nel dicembre 2014 dove dichiara la complicità con la Cia nell’agguato, perché in quelle pagine ci sono proprio i momenti dell’omicidio politico. Noi, al contrario di lei, non vogliamo niente di segreto.
Un ultimo sforzo. Ci faccia sapere pure di quel Paolo Bellini che nessuno di noi ha mai visto o conosciuto, condannato per la strage di Bologna, che si auto attribuisce come nostro amico. Vorremmo sapere qualcosa di lui, se ha veramente una moglie, se sta facendo veramente la galera o altro così, perché l’ex presidente di Avanguardia Nazionale ha spedito un plico di documenti al Tribunale di Bologna che lo ha respinto. Da parte nostra, immaginiamo che sia un amico della Casta al quale fra poco cambieranno l’identità e potrà godersi il vostro vitalizio per il lavoro svolto, in una delle vostre dimore con piscina. Ci faccia sapere, solo per curiosità.
Carola Delle Chiaie e gli ex militanti di Avanguardia Nazionale.
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