martedì 21 aprile 2026

IL MITO DEL NATALE DI ROMA


 Il Natale di Roma non è una ricorrenza, non è una festa e non è nemmeno un’occasione per celebrare i fasti del passato. 

Il Natale di Roma per noi rappresenta invece un vero e proprio pilastro nell’anno, in quanto ri-cordiamo (ossia vivifichiamo nel cuore) il fuoco ancora ardente che l’Idea di Roma, quale Roma Orma Amor, rappresenta tutt’oggi, ovvero ciò che nell’Idea di Roma è autentico, universale, eterno e incorruttibile: i principi della Tradizione.

Come percorso di avvicinamento alla data del 21 Aprile, proponiamo un altro contributo interessante sul significato profondo e simbolico di Roma e della sua origine.


Il mito del Natale di Roma con le sue particolari vicende offre alcuni spunti di riflessione. La Tradizione Romana è innanzitutto la manifestazione particolare della Tradizione Primordiale, non è archeologia o letteratura, non è l’oggetto di studi accademici da parte di storici delle religioni, ma è una realtà Eterna e Universale.

Attraverso Roma ci si può collegare alla Tradizione, si può farla vivere e renderla attuale in ogni luogo e in ogni tempo. Perché oltre ad una Roma che è “morta”, fatta di rovine e di arte nei musei, esiste una Roma che è vita, esempio e insegnamento perenne. Questa Roma mantiene intatta tutta la sua forza rivoluzionaria, ovvero la possibilità per l’uomo di ritornare alle origini e di rifondare il collegamento con la realtà sacra.

Romolo e Remo, al pari delle coppie di gemelli divini presenti in tutta la mitologia delle civiltà indoeuropee, sono nati dall’unione del dio Marte con la vestale Rea Silvia, per significare che nella persona è presente una natura divina e immortale e una natura umana e mortale.

Entrambi sono i due volti di una stessa realtà: da una parte, Romolo, l’eroe che supera la prova e che restaura l’Ordine sacro, dall’altra, Remo, il titano che la stessa prova fallisce per mancanza di qualificazione. I due gemelli rappresentano la lotta tra Spirito e materia, tra Universale e individuale, tra Ordine e disordine, tra luce e tenebra, tra legge e trasgressione, tra disciplina e devianza. È il confronto tra la Tradizione, espressione della Verità e della Giustizia, di contro alla Sovversione, espressione della menzogna e della sopraffazione.

La vicenda di Romolo e Remo è la vicenda dell’uomo stesso. Romolo è l’elemento spirituale che ha fondato dentro di sé l’Ordine divino, colui che ha dato una regola e segnato un limite. Remo, al contrario, rappresenta la parte umana, o se si vuole animale dell’uomo, la sua sostanza vitale fatta di passioni, istinti, paure, desideri, sentimenti, incapace a darsi una disciplina.

La sua ribellione è lo slancio vitale proprio dell’elemento umano, l’atto sacrilego che non conosce regola; per questo, una volta oltrepassato il limite, Romolo inflessibile lo punisce con la morte. Romolo – il Sé – elemento spirituale, è gerarchicamente superiore a Remo – l’io – l’elemento umano, quindi è legittimato ad agire – fondare Roma – e a punire i colpevoli, per ristabilire l’Ordine – l’Imperium.

Nella lotta quotidiana del Sé e dell’io, con l’uccisione della parte egocentrica, arbitraria e soggettiva, al di là di tempo e di spazio, noi fondiamo Roma nella nostra esistenza.

Roma Orma Amor, Roma impronta di Amore: seguendo l’esempio di Roma si realizza l’Amore, il Sacro. Questa è la missione di Roma, mettere ordine dove regna il caos. Questa è la nostra sfida e la nostra scelta: rettificarci, fare della nostra vita un’azione sacra – un sacrum facere – fondare in noi l’Universalità di Roma, mettendo a tacere la parte ribelle, caotica e bestiale.

Solo sconfiggendo il nostro “ego” saremo in grado di attualizzare nel momento presente la forza rivoluzionaria di Roma, solo elevandoci ad una visione spirituale e sacra sapremo far rivivere nel tempo presente Roma, solo incanalando la tensione nell’azione sacra saremo in grado di porre a fondamento il mistero sacro dell’universalità di Roma.

🔥Roma. Orma. Amor. Tradizione. Formazione. Rivoluzione.

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LA STORIA NON SI CANCELLA. PER MILLE ANNI !



Sono loro, quelli che non fanno altro che parlare di uguaglianza e libertà, libertà di vivere come vorrebbero loro.Sono loro, quelli che hanno smantellato la giustizia sociale. Sono loro, quelli che cianciano di "diritti per tutti". Sono loro quelli che ci hanno portato a vivere in questa situazione, dove i ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri. Sono loro, quelli della casta sempre più casta. Sono loro, i nani della politica, i tristi cialtroni, gli intrallazzatori, i ruffiani, i menefreghisti, che stanno edificando una " società civile " di senza patria e senza Dio, basata sull'egoismo e sulla vigliaccheria, dove conta solo l'apparenza e il denaro, dove bisogna produrre, consumare e crepare, quanto, cosa e quando vorrebbero loro. 

Sono loro, con una classe politica di capitani stile schettino e di ministri speranzosi, di statisti da operetta. 

Sono loro, a dire che il nazionalismo sarebbe un crimine, da non confondere con il patriottismo political correct del cazzo, e che bisogna stare alle regole dell'euromercato, e non in un'Europa dei popoli liberi. 

Sono loro, che vorrebbero riscrivere una storia falsa a loro uso e consumo, sono loro che sbandierano piazzale Loreto e Norimberga, e che avallano in silenzio l'occupazione e le stragi dei territori orientali dell'Italia e dell'Europa, Dresda, Hiroshima e Nagasaki. 

Possono provarci quanto gli pare non potranno mai cancellare la storia per quel che è stata. 

Per mille anni!

IL 25 APRILE E' LUTTO NAZIONALE

 










NUOVA MAGLIA IN ARRIVO

 

 Misure dalla S alla XXL

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21 Aprile 1981, IL SOFFIO DELLA MORTE



 21 Aprile 1981,

Valico del Gaggiolo, 45 anni fa
IL SOFFIO DELLA MORTE

"HO SENTITO COME UN SOFFIO...
E D' ISTINTO HO SPOSTATO LA TESTA"

QUEL GESTO MI HA SALVATO LA VITA:
ERO AL POSTO DI GUIDA,
E COME CI FERMAMMO
ALLA PIAZZUOLA VICINO AL CONFINE
FUMMO INVESTITI DA RAFFICHE DI COLPI DI MITRA
ALLA FINE SE NE CONTARONO 150

NON CI FU NESSUN CONFLITTO A FUOCO
PERCHE' NOI ERAVAMO DISARMATI
E NON CI VENNE DATO NESSUN "ALT"
COME SOSTIENE CERTA STAMPA

CI AVEVANO SCAMBIATO PER ALTRI TRE
VERSO CUI ERA STATO DATO L'ORDINE
-PRIMA- DI SPARARE
-POI- DI CHIEDERE I DOCUMENTI

AVREMMO DOVUTO MORIRE TUTTI E TRE,
MA QUELLA NOTTE UN ANGELO CUSTODE
-IL CUSTODE DEI SOGNI-
VEGLIAVA SU DI NOI

LE PALLOTOLE NON HANNO FERMATO, NON FERMANO
E ... -MAI E POI MAI-
FERMERANNO UN SOGNO"
A.G.

Udinesi in trasferta, 1989/90

 


Monza, 1989/90

 


Roma, 2025/26

 


Ultras Trieste in trasferta, anni '90

 


Como, 2025/26

 


IL MITO DEL NATALE DI ROMA

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