mercoledì 11 febbraio 2026

10 FEBBRAIO - RIFLESSIONI -

 


"La patria non è merce da scambiare. Dal pantano è nato un fiore: Maria Pasquinelli."

10 febbraio, il giorno del ricordo della tragedia dei territori orientali, della Venezia Giulia, dell'Istria,di Fiume e della Dalmazia, a Trieste lo viviamo sempre, tutto l'anno, fa parte della nostra storia, e da sempre, anche da quando nessuno sapeva e nessuno ne parlava, o meglio faceva finta di non sapere e preferiva non parlarne, anzi proprio non bisognava parlarne. 

Oggi, per l'ennesima volta viene da pensare che forse era meglio continuasse il silenzio, mentre ci troviamo a sopportare ricostruzioni storiche all'insegna del politicamente corretto, le solite giustificazioni col pretesto antifascista, le speculazioni politiche dei politicanti, di tutto il teatrino della politica. 


Nessuno che dice le cose che dovrebbero essere dette, e l'esodo ed i massacri del nostro popolo sono trattati come episodi di nicchia, e pure sottovoce, salvo rari casi. 


Non dimentichiamo l'attentato del 10 febbraio del 1930,a Trieste, alla sede del giornale Il popolo di Trieste, in cui morì Guido Neri ed altri tre rimasero feriti, né gli altri attentati compiuti in precedenza da una formazione filo iugoslava che combatteva in armi per l'annessione all'allora Regno di Jugoslavia di Trieste, la nostra città, dell'Istria, di Gorizia e di Fiume, e non dimentichiamo che Mattarella nel 2020 ha riconosciuto pubblicamente questi "eroi antifascisti".


Non dimentichiamo i colpi di pistola sparati da Maria Pasquinelli contro l'ufficiale britannico De Winton, il 10 febbraio 1947, a Pola mentre passava in rassegna le sue truppe prima di lasciare la città, divenuta ormai un'enclave italiana, in mano ai partigiani comunisti, gli stessi che non avevano esitato a far esplodere delle minerale su un'affollata spiaggia polesana in estate, nel corso di una giornata di gare, dando luogo così alla più grande strage della storia italiana, una strage " dimenticata" da questa repubblica, una strage comunista. La strage di Vergarolla.


Non dimentichiamo la pulizia etnica subita dal nostro popolo, non dimentichiamo gli annegamenti nelle acque della Dalmazia, non dimentichiamo i massacri nelle foibe, come non dimentichiamo che gli stessi massacri li hanno subiti gli anticomunisti serbi, croati e sloveni, comprese, a volte, anche le loro famiglie, ed anche i religiosi. 


Non dimentichiamo che alleati delle bande comuniste di Tito erano gli americani, che bombardarono Zara radendola al suolo, gli inglesi, che fermarono una colonna di Ustascia, con al seguito i loro familiari, verso il confine con l'Austria, consegnandoli quindi alla furia omicida dei boia comunisti che non risparmiarono vecchi, donne e bambini. Non dimentichiamo che gli stessi inglesi e americani occuparono Trieste dal 1945 al 1954.


Non dimentichiamo che alleati e complici delle bande titine erano i comunisti e la cosiddetta "resistenza italiana". Non dimentichiamo le parole di Togliatti "I veri interessi italiani consistono nel collaborare perché Tito occupi la Venezia Giulia", non dimentichiamo la " grande amicizia " tra Tito e Pertini, al punto che quest'ultimo al funerale del boia pianse sulla sua bara, non dimentichiamo i firmatari della "costituzione più bella del mondo, non dimentichiamo la medaglia concessa da Saragat né i rapporti con gli Agnelli, non dimentichiamo l'infamia del Trattato di Osimo con cui l'italietta democristiana di Moro regalava per sempre i territori orientali alla Jugoslavia del boia. 


Non dimentichiamo il trattamento riservato dagli iscritti del Partito Comunista agli esuli al porto di Ancona ed alla stazione di Bologna, non dimentichiamo il latte versato sui binari, ed il clima di linciaggio nei confronti di chi secondo i rossi "aveva il torto" di fuggire dal "paradiso comunista" di Tito. 

Non dimentichiamo quegli esponenti della minoranza slovena in Italia aderente al Partito Comunista, non dimentichiamo che questi si opponevano alla realizzazione della Foiba di Basovizza come monumento nazionale, accampando risibili "diritti" su fantasiosi campi di patate. 

Non dimentichiamo che nei paesi della provincia di Trieste ci sono ancora dei monumenti scritti in slavo e con la stella rossa, non dimentichiamo la scuola intitolata al primo maggio del 1945, ed i festeggiamenti del primo maggio nei paesi carsici, non dimentichiamo il primo maggio 1945, l'inizio dei 40 giorni dell'occupazione comunista iugoslava della città di Trieste. 

Non dimentichiamo che ancora oggi c'è chi nega e giustifica i massacri delle foibe, e tra questi uno, uno scrittore, è stato premiato con una medaglia da Mattarella, con la menzogna pretestuosa antifascista. 

Non dimentichiamo la Slovenia, uno stato grande quanto una regione italiana che, in passato più volte non perse occasione di intromettersi in questioni italiane blaterando di una " gloriosa lotta di liberazione " dall'occupazione fascista, mentre è proprio la Slovenia stessa ad occupare territori italiani su tutto il suo litorale. 

Non dimentichiamo che in Italia abbiamo concittadini che invece di chiamare Fiume o Ragusa con il proprio nome, le chiamano Rijeka o Dubrovnik, esattamente come lo fanno i media nazionali.


Ultras Trieste a Vicenza, 2004/05

 


Samb

 


Juventus, 2008/09

 


Torino, anni '80

 


Boys Roma, anni '80

 


martedì 10 febbraio 2026

ONORE E GLORIA ETERNA A MARIA PASQUINELLI







 Il 10 febbraio del 1947 a Pola, il giorno della firma di un infame "trattato di pace", in una gelida mattinata, il comandante inglese della città, ridotta già ad una enclave circondata dai comunisti iugoslavi, alleati di inglesi e americani come della " resistenza  italiana " e del regio esercito badogliano, passa in rassegna le truppe tra pochi infreddoliti polesani seriamente preoccupati per il loro futuro, quando viene raggiunto dai colpi della pistola di Maria Pasquinelli: l'unico vero segnale di riscatto da parte italiana, al pari successivamente di quello dei caduti di Trieste del 1953, caduti sotto il piombo inglese. 


"Mi ribello, col fermo proposito di colpire a morte chi ha la sventura di rappresentarli, ai quattro grandi, i quali alla conferenza di Parigi, in oltraggio ai sensi di giustizia, di umanità e di saggezza politica, hanno deciso di strappare ancora una volta dal grembo materno le terre più sacre all'Italia, condannandolo o agli esperimenti di una nuova Danzica o, con la più fredda consapevolezza, che è correita', al giogo jugoslavo, oggi sinonimo per le nostre genti, indomabilmente italiane, di morte in foiba, di deportazione, di esilio. " 

Questa la rivendicazione di Maria Pasquinelli. 


Sarà processata a Trieste e condannata a morte, la pena sarà poi commutata in ergastolo, per uscire dal carcere nel 1964 dopo aver ottenuto la grazia presidenziale. 


Al processo, dichiarerà, 

"Ringrazio la Corte per le cortesie usatemi, ma fin d'ora dichiaro che mai firmero' la domanda di grazia agli oppressori della mia terra".


Il giorno successivo a Trieste comparivano dei manifesti con scritto 

" Dal pantano è nato un fiore, Maria Pasquinelli. Viva l'Italia! ".






FOIBE, OLOCAUSTO ITALIANO

 






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